Notte dopo notte, l'oscurità accoglie luci soffuse attraversate dal «fumo denso di decine di sigarette che si raccoglie in una nuvola ferma proprio lì», tra il tintinnio dei bicchieri ed un fruscio sincopato, il sibilo di un sussurro e nuovi accordi da inseguire vorticosamente. «Il jazz è una musica da contatto fisico, da distanze che si accorciano, sguardi che si incontrano. Ecco, il jazz non potrebbe esistere senza i suoi luoghi».
Una passato abbandonato nelle secche della memoria, indefinito dalla dimenticanza . «C'è un passato celato, nascosto, un lato oscuro delle memorie che coincide con il dimenticato e con l'esclusione dal tempo scandito che produce frammenti sfuggenti da ricomporre in tracce silenziose immerse in aloni di "memorie senza dimora"». Materie arenate in una indefinita successione temporale.