«L'azione dello scavare esprime un atto primigenio di costruzione in negativo di uno spazio interno scolpito in senso stereotomico, (...) sprofondiamo nei meandri della terra per estrarre un'ulteriore ricchezza volumetrica da estrudere e ricomporre in colte geometrie d'assemblaggio, in pazienti tracciature e tagli litici, traslando lo spessore della rupe basaltica in nuove configurazioni votate all'orizzonte marino».
Neppure le mutilazioni del tempo attenuano la sfrenatezza di un corpo inarcato al suono dell'aulos, potenza fisica forgiata nell'ebrezza rituale in prossimità dell'improvvisa energia. La musica è ridondante nelle membra bronzee, in quell'unica nota dell'istante cercato, fermato nel flettere danzante, nell'abbandono disinibito di capelli fluttuanti d'estasi ed estetica ellenistica, nel realistico, nell'emotivo ed istintivo lirismo. D'un balzo di ritorno dal viaggio più lungo, un guizzo dalle profondità notturne della storia.
