«Il Modello è il mediatore tra un edificio che produce un altro edificio», attraverso «la capacità di assimilare, dove è necessario di modificare, le tipologie di altre culture (...). Certe innovazioni potevano essere accettate con pochi e minimi cambiamenti, o addirittura venivano usate così com'erano», integrando l'origine etrusca, la pratica greca e l'esigenza romana. Un podio, una scalinata, un pronao a colonne, definiscono un «tipo italico (...) Ma alla costruzione in legno dal profilo basso ed esteso del modello italico si sono sostituiti il calcare locale ed una eleganza di proporzioni che non sarebbe stata possibile soltanto una generazione prima».
«Ritrovare i "valori primordiali della civiltà" italica» innescò implicitamente quel «collante ideologico che tentò di ricomporre i frammenti di "mondi formali" separati, l'uno nel rapporto con la storia e la tradizione, l'altro nel congiungersi alla nuova "contemporaneità internazionale"». La trasversalità diventò ambigua nell'aprire un ventaglio di direttrici tra l'ibrido ed il categorico, dalle «astrazioni geometriche con ordine rigoroso, ai modelli classici nello spirito ma non nel linguaggio, alle ricadute accademiche che introiettarono il rapporto con l'antico imperiale ».
