L'inquieto revisionismo critico elabora sistemi sovrapposti apparentemente inconciliabili con disinvoltura eretica e «necessarie "delimitazioni del campo". (...) Tentare di impostare un sistema logico entro il quale considerare l'architettura come parte integrante della città ma non coincidente con essa (...) ipotizza "pezzi formalmente compiuti"» che rivendicano l'autonomia linguistica e tipologica inserita nella nuova «variabilità del tempo».
Assistere all'allestimento di una piccola mostra d'arte contemporanea fa scoprire le dinamiche, consapevoli ed inconsapevoli, che guidano la «messa in scena» di intenzioni, dubbi, speranze, scuotimenti emotivi che rimarranno sempre nella sfera personale ed intima. Perché il «dietro le quinte» non travalicherà mai l'astratto confine tra «il proprio mondo interiore con le luci della ribalta», o la continua ricerca di equilibrio tra se e la rappresentazione di se stessi.
