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Cattedrale di Santa Maria, Alghero

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Tipologie consolidate organizzano nel tempo la propria configurazione in modo riconoscibile sottoponendo costantemente la propria organicità ad adattamenti anatomici imposti dalle «mille sfumature del reale: in Occidente i campanili sono variamente collocati: sulla crociera, a lato dell'abside, a chiusura del transetto, in asse con la navata centrale o delle navate laterali». Varianti dove figure poligonali e deambulanti s'incastonano eccezionalmente in radialità periferiche e decentrate.

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Facoltà di Architettura di Genova (Ignazio Gardella)

«Le persistenze sono rilevabili attraverso i monumenti, i segni fisici del passato», le trasformazioni perseguite nel tempo evidenziano i caratteri più stabili, più profondi «di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato». Il passato restituisce misure di sedimi murari a navata unica innalzati a ruolo tettonico e forma archetipa, nell'alternanza ambigua tra massa costruttiva e scansione muraria. Dimensioni austere ed imponenti nel cadenzare successioni ritmiche che contraffortano tipologie ad «aula», ricomponendo memorie di densità storica e valori urbani.

Modelli e plastici per l'architettura (1986-1994)

«All’interno della dinamica processuale uno degli strumenti di verifica empirica è determinato dall’uso del modello (...) sia come strumento della rappresentazione che come metodo o tecnica di progetto . (...) Storicamente ha svolto la funzione di rappresentazione della realtà mediante la sua simulazione (...) prefigurando un principio compositivo attraverso lo sviluppo della forma. (...) Il modello costituisce così l'elemento essenziale sia per lo sviluppo iniziale che per la rappresentazione dell’opera architettonica finita, chiarendo il percorso progettuale nelle componenti astratte e concrete».

Cattedrale o Sé do Porto e chiostro, Porto

«La storia delle trasformazioni è lenta e complessa e non certo rettilinea: è costituita da tensioni più che da riconciliazioni, (...) e le differenze si articolano rendendo specifiche le diverse situazioni culturali e strutturali» diventando "linguaggio involontario". Linguaggio empirico per accorpamento senza unitarietà, per sovrapposizione ed accostamento, «attribuendo ai salti di materia, nei suoi vari livelli di complessità aggregativa, un proprio potere di ostinata coesistenza».