Notte dopo notte, l'oscurità accoglie luci soffuse attraversate dal «fumo denso di decine di sigarette che si raccoglie in una nuvola ferma proprio lì», tra il tintinnio dei bicchieri ed un fruscio sincopato, il sibilo di un sussurro e nuovi accordi da inseguire vorticosamente. «Il jazz è una musica da contatto fisico, da distanze che si accorciano, sguardi che si incontrano. Ecco, il jazz non potrebbe esistere senza i suoi luoghi».
«Le vicende storiche che uniscono tipologia edilizia e forma urbana raccontano di un legame profondo venato, in certi casi, da ambiguità, compromessi e reciproche commistioni». L'indeterminatezza di alcune traiettorie evolutive producono elementi "doppi", enigmatici nel separare un chiesa dal proprio fronte urbano che si fa varco ed attraversamento, multipli nell'inflettersi dell'arco che è porta ma anche ponte, ibridi nell'incrociare un campanile in veste di torre. Ambiguità e conflittualità placate da una "sintesi superiore popolare e simbolica".
