Notte dopo notte, l'oscurità accoglie luci soffuse attraversate dal «fumo denso di decine di sigarette che si raccoglie in una nuvola ferma proprio lì», tra il tintinnio dei bicchieri ed un fruscio sincopato, il sibilo di un sussurro e nuovi accordi da inseguire vorticosamente. «Il jazz è una musica da contatto fisico, da distanze che si accorciano, sguardi che si incontrano. Ecco, il jazz non potrebbe esistere senza i suoi luoghi».
Assistere all'allestimento di una piccola mostra d'arte contemporanea fa scoprire le dinamiche, consapevoli ed inconsapevoli, che guidano la «messa in scena» di intenzioni, dubbi, speranze, scuotimenti emotivi che rimarranno sempre nella sfera personale ed intima. Perché il «dietro le quinte» non travalicherà mai l'astratto confine tra «il proprio mondo interiore con le luci della ribalta», o la continua ricerca di equilibrio tra se e la rappresentazione di se stessi.
