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www.lasalerniana.it - proposta di marchio, logotipo e sitoweb, La Salerniana (2009)

La Salerniana colleziona e custodisce dal 1972 opere significative dell'arte contemporanea italiana ed il profilo della Venere ericina ne condensa il legame con i luoghi. Il mito abitava già là con altri nomi, la semitica Astarte, la ionica Afrodite divenuta dea capitolina sinuosa e canone sensuale d'armonia. Il profilo femminineo dalla leggerezza fluttuante tenta di coglierne la grazia e la delicatezza fisionomica, nell'atto d'esser sospinta dal soffio di Zefiro.

Locandina, banner stradale, segnaletica interna e targhette informative per la mostra "Take the space" (2009)

Il trasferimento della grande collezione della Salerniana da Erice a Trapani ebbe un prologo nella mostra Take the space presso gli spazi del Palazzo della Vicaria. Edificio austero, è caratterizzato dalla presenza sul fronte principale di quattro telamoni (sostegni raffiguranti figure maschili) che ne determinano sia l'immagine architettonica che il riconoscimento urbano. Due grandi individualità da includere nel progetto grafico della mostra a sancirne il futuro legame tra contemporaneità (d'arte) e storia (urbana).

Mostra "Arte a palazzo", esposizione della collezione de "La Salerniana", Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale, Palermo

Nelle vicende già storicizzate dalla pubblicistica d'arte è forse possibile rintracciare due fronti (duellanti) contrapposti nella Roma degli anni '40? Un fronte attratto dall'astratto e l'altro dal realistico? Tutti provenienti dallo stesso luogo, la Sicilia, ma divisi idealmente e geograficamente in oriente ed occidente tra formalismo ed oggettivazione. L'ovest sembra aver tradotto in segni e simboli il passato elimo, in una riscrittura ossessiva iniziata dal Sanfilippo e tramandata dall'Accardi o in nuove steli votive traslate in icone enigmatiche da Consagra e Genovese. L'est greco traduce forze e aspetti della natura in miti ed eroi, in uno sforzo figurativo pragmatico quanto realistico. Eroi che sembrano tramutati in figure d'operai da Guttuso, nuove dee eteree ed ammiccanti immaginate da Greco e Fiume o con il ritorno ciclico alla natura rarefatta e mitica di Guccione. Forse è un confronto possibile? Chissà.