Le codificazioni di «processi operativi, ideativi e di genesi della struttura della forma» collegarono la realtà contemporanea d'allora con la «triade vitruviana» e l'archeologia pagana, tentarono di «definire una linea metodica di matrici unitarie, assolute, individuandone gli elementi costanti e generali». Immettere fondamenti teorici nella quotidianità mondana impose mutamenti procedurali per sottrazioni formali, inscrivendo il categorico in una celebrata incompletezza.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
