Il vuoto può essere «oggetto di un procedimento di vera e propria costruzione» di una assenza determinata, consapevole, che si propone alla spazialità storica e stratificata «come suo valore speculare, simmetrico e subordinato, una vera matrice opposta». Opposta nelle facili somiglianze sostituendo i principi di continuità ed integrazione con l'affiancamento o le adiacenze, evitando il mimetismo e preferendo forme che figurano il vuoto catturando inediti campi visivi. Le giustapposizioni di intelaiature ed impalcature «permettono al visitatore di cogliere gli ambienti nella loro volumetria originaria (...) rispettosi del testo murario preesistente», mantenendo le reciproche autonomie che «costruiscono il dialogo democratico sia sul piano spaziale che temporale».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
