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Dialoghi parmensi (Duomo di Parma, Palazzo Vescovile, Battistero di Parma, Torre campanaria)

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DP – V'ho visto crescer pietra su pietra, quella nobile di Verona et cotto umile di queste contrade. C'ero già, sì, ma in altre fattezze, e da quando lo foco s'ostinò a volermi in gergo lombardo, domino il largo inter leones et coram populo.
PV – Tu domini lo spirituale fattosi terreno al cospetto mio. Fui palazzo in forma di castello pria et dimora di porpora poi, voluto da Onorio antipapa et abitato da quel Farnese innalzato a Paolo. Belle finestre trifore m'adornano a guardavi ogni levar del sole e tu, torre mozza, m'adombri ad ogni calar.
BP – L'ombra appartiene ai magistri dell'Antelami che mi fecero tronco come una torre mai finita, in rosa di Verona. Come l'ombra è itinerante a seguir lo sole, i magistri miei creatori furono viaggianti a portar con loro l'italico in Provenza et l'Opus francigeum in ducali terre.
Tc – Ti consacrò l'Obizzo, lo stesso che mi volle nei paramenti del cotto, elevato a richiamar le genti. Da qui vi miro per venir rimirato dalle lontananze distese, et a scuoter coscienze o per lo passar del tempo scandito in lenti rintocchi.

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