La città è «un immenso deposito nel quale la memoria non è un repertorio statico di oggetti passati; è invece la consapevolezza di un processo che è stato, ma che si allunga nel presente e nel futuro», rimescolando tradizione ed innovazione. Le stagioni del condominio milanese delle Ville sovrapposte hanno concretizzato l'intento di immettere l'abitazione di massa in un nuovo stile di vita, dove il comfort spaziale e visivo aiutava a «vivere meglio, lavorare meglio, studiare meglio», modellando nuove tipologie abitative. L'implicita attitudine alla scomposizione, alla disgregazione controllata delle Ville sovrapposte introduce l'atto fondativo ed interpretativo per il nuovo complesso residenziale, provando ad intrecciare storie «che si confondono tra loro, che si costruiscono scambiandosi forme e caratteri (...) dilatando nel tempo e nello spazio le loro affinità».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
