«L'analogia delle forme architettoniche con gli archetipi della natura costituisce una delle ossessioni più resistenti della storia del costruire. I racconti dell'origine della colonna (...) narrano di reminiscenze vegetali grossolanamente digrossati», pietrificati in fusti rilegati e mutati «in "ordini" che codificarono l'esistenza umana e divina». Ripetuta in peripteri ed iterata nel tempo storico, si moltiplicò in «feticcio assoluto» nella costante presenza del passato che non cessò mai di riaffermare se stesso.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
