La regola cistercense estrasse dal paganesimo ippodameo il rigore formale della nuova misura fondativa scandita dai plateiai ed innalzata dalla «devozione e dalla fatica». La nuova forma comunitaria si sovrappose a quella assembleare con l'austerità adombrata di navate in pietra voltate, privilegiando l'astratto come proiezione dell'ascetico ed assumendo l'essenzialità terrena a norma e principio costruttivo.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
