«La storia delle trasformazioni è lenta e complessa e non certo rettilinea: è costituita da tensioni più che da riconciliazioni, (...) e le differenze si articolano rendendo specifiche le diverse situazioni culturali e strutturali» diventando "linguaggio involontario". Linguaggio empirico per accorpamento senza unitarietà, per sovrapposizione ed accostamento, «attribuendo ai salti di materia, nei suoi vari livelli di complessità aggregativa, un proprio potere di ostinata coesistenza».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
