L'immissione della «vita intesa come realtà assoluta che rivela il fluire del tempo» sconquassò la fierezza della rigidità arcaica «immersa nell'imperturbabile armonia universale, suprema e totale». Gli incroci d'equilibrio armonico fra tensioni e flessioni convergono in principi proporzionali codificati che conciliano «la naturalezza del movimento con l'inafferrabile astrazione modulare».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
