Le forme del passato rivelano modelli di permanenza, di persistenza ad un livello profondo che conducono alla formazione di «modelli oggettivi di organizzazione e di riassunto» della memoria collettiva. Memorie che permangono in conci di pietra eretti in palmi dall'Embriaco, dal Morchio o dal Maruffo, caratteristiche indelebili e resistenti di una storia da assumere e riassumere come «valore esemplare» quasi sovrastorico. Gli strumenti dell'analogia, dell'accostamento (storico) e della comparazione (formale) fanno della memoria operante «un passato che sperimentiamo ancora».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
