«La percezione dei limiti reali dello spazio è incerta (...) non è un volume chiuso e geometricamente definito; è uno spazio trasfigurato dalla luce e concepito in funzione di essa», è prodotto di tecnica e dedizione che «abitano una regione del tempo che non è necessariamente la storia del suo tempo». Infatti «(...) in quella creazione continua che è la storia (...) interviene prepotentemente la vita delle forme, la loro continua metamorfosi, dovuta al perdurare delle tradizioni, alle influenze accettate, alle invenzioni formali imposte dalla dialettica interna dell'evoluzione; e in fine troviamo gli uomini, i creatori (...) che improvvisamente piegano il corso della storia».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
