Le prefigurazioni di Michelucci, angoscianti e filamentose, fanno da preludio alla tormentata definizione di giustizia che lambisce l'ascetico ed il rarefatto, giustizia intesa «come percorso faticoso ed elemento costitutivo della città (...) in cui ci sia il senso e la certezza che tutto è giusto». I dubbi di Michelucci lasciano a Ricci la responsabilità di materializzare l'astrazione della tragedia umana in uno spazio sacrale, attingendo dai «frammenti di una identità (...) che fa parte della memoria collettiva dalla quale non si può prescindere». «L'asse è orientato verso il centro della città, verso le sue emergenze» e l'impianto basilicale ne configura la direzione e la spazialità, le torri in pietra santafiora ne evocano il ruolo storico di centralità urbana.
L’indeterminazione del campo spaziale-proiettivo favorisce la ripetizione-permutazione «incentrata sulla figura geometrica del cubo (...), un modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilità e combinazioni». Le «Isometric Forms» misurano la «serialità manipolata» attraverso l'omogeneità materiale delle superfici, tra «brutalismo da Concrete Block Structures» e razionalità stereometrica. Prototipi di ridotte dimensioni (15x15x15, le stesse del prelievo di calcestruzzo in cantiere) testeranno il conglomerato cementizio con inerti di diversa pezzatura e di diverso tono, da realizzare secondo tre fasce sovrapposte (getto per gravità) o seguendo la griglia geometrica del «cubetto».
