Si ha la sensazione che «(...) talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso luogo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro». Lo stesso suolo riesce a sorreggere un continuo alternarsi di sedimentazioni al mutare delle consuetudini, di sostruzioni e sopraelevazioni che sviluppano autonome forme memoriali, rintracciabili in frammenti di maestranze antelamiche o nella bicromia dei portici mercantili ad ogiva. Diventa regola l'asportazione e l'accorpamento senza unitarietà, il riuso e l'accostamento con disinvoltura laddove il lavorio del tempo satura e comprime il ponente con il levante.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
