Le attività progettuali di gruppo innescano, a volte, dinamiche interpersonali infarcite da desideri e sogni ancestrali, evidenziano «artisticità personali» che tentano di specchiarsi in «architetture spettacolo». Preferire lo sfavillio autoreferenziale ai meccanismi procedurali pone un problema di metodo, riduce tutto a «riferirsi a quello stile che sembra ineguagliabile ed inarrivabile, a quella moda straniera così "giusta", a quell'autore da emulare» usando scorciatoie per pescare dal mucchio una «bella forma» come garanzia di qualità tout court. Scegliere un autore e la sua produzione come riferimento non è un delitto, ma lo è considerarlo un semplice ornamento ai nostri desideri, perché mortifica l'accumulo di saperi e fatiche che quelle forme esprimono, con la pericolosa eventualità di ridurle in lustrini e paillettes da avanspettacolo.
L’indeterminazione del campo spaziale-proiettivo favorisce la ripetizione-permutazione «incentrata sulla figura geometrica del cubo (...), un modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilità e combinazioni». Le «Isometric Forms» misurano la «serialità manipolata» attraverso l'omogeneità materiale delle superfici, tra «brutalismo da Concrete Block Structures» e razionalità stereometrica. Prototipi di ridotte dimensioni (15x15x15, le stesse del prelievo di calcestruzzo in cantiere) testeranno il conglomerato cementizio con inerti di diversa pezzatura e di diverso tono, da realizzare secondo tre fasce sovrapposte (getto per gravità) o seguendo la griglia geometrica del «cubetto».
