Descrivere un tempo di «incontri di forme che intrecciano le loro storie, che si fondono tra loro, che si costruiscono combinandosi in materie e caratteri», significa rintracciare momenti intermedi che maturano ed esprimono trasversalità culturali. L'occidente diventa mediano tra l'oriente ortodosso che presta la sua matrice, innalzata dalla raffinatezza esecutrice del meridione fatimida e materializzata dal pragmatismo d'oltralpe. Sincretismo geografico che confluisce in caratteri comuni, dove la gravità statica e formale riesce ad attrarre e condensare l'eterogeneità culturale.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
