«Firenze è una città a struttura medioevale» sul quale l'ibrido gotico-rinascimentale sovrappone la propria ideologia formale in nuovi edifici emblematici. Al gigantismo di Palazzo Pitti «a modello di acquedotti romani» vengono applicati grandi conci panciuti, Palazzo Medici «con il suo cornicione aggettante è il palazzo fiorentino per antonomasia», «Palazzo Strozzi abbandona la grande dimensione della pietra per rilevare negli angoli la sola funzione di rivestimento». Il «decoro parietale» s'evidenzia maggiormente nella geometria incompleta dei conci di Palazzo Rucellai, diventato dogma serliano nella tavola XX del quarto de I sette libri dell’architettura categorizzando le ammorsature «ove le pietre vive sono legate con le pietre cotte». Sovrapposizioni, ammorsamenti, ibridi costruttivi eletti a prassi linguistiche ed ideative, preferendo l’evoluzione alla rivoluzione, la continuità alla rottura, leggendo negli spigoli e nei risvolti le sfumature della storia.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
