Le forme migranti di ritorno appartengono alla ciclicità propria delle conoscenze umane che si perpetuano tra genesi e sviluppi, arresti ed abbandoni, a continue riscoperte e modificazioni. Forme tirate su da azioni collettive distribuite nel tempo, che migrarono dal sud berbero diventando stanziali nella Sicilia degli Emiri e degli Hauteville, che s'imbarcarono su navi crociate per raggiungere l'Île-de-France, «ritornando» con nuovi dominatori in ogive chiaramontane o catalane. O forse, semplicemente, non andando mai via, permanendo in nuove declinazioni a baton brises assunte a ruolo di sigillo e matrice della nuova casata dominante.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
