«(...) volsi aiutare quel ch'è fatto, e non guastare quel che s'abbia a fare (...)». La nuova cultura totalizzante che produsse «entità monolitiche di conoscenze» non fu cieca verso la realtà storica vissuta, al protrarsi di conoscenze empiriche che formarono quel presente; l'avvicendarsi del romanico e del gotico in pietra bianca e verde o le capaci maestranze che innalzarono ad ammirazione popolare Messer Filippo, informarono su pratiche del costruire già consolidate. Ma la ciclicità di ritorno elevò anche l'archeologia ad universale linguistico e Vitruvio a suo mediatore, cosicché il passato storico ed il presente in divenire s'incastonarono in «un sottile foglio decorato» a «... vestir di marmo tutto il restante della facciata che era ancor rozza e a semplice intonaco (...) e che nulla si toccasse del già fatto dal primo cornicione in giù». Completare, armonizzare, lasciando spazio all'invenzione di volute cerchiate che condussero l'epoca di Leon Battista Alberti fino a quella di Giacomo Della Porta.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
