La solitudine monastica ha composto in questo luogo pietre estratte dal paesaggio e trasformate in scelta insediativa e contemplativa, aggrappate alla roccia ed alla meditazione, fronteggiando il mare nella penombra di trifore gentilizie ed arcate ribassate. Una vita comunitaria sottoposta alle regole di relazione ed equilibrio, interpretate analogamente nel rapporto tra ambiente geografico ed artificio costruito, stabilendo un legame profondo tramutatosi in principio insediativo.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
