Mamma li turchi. «Se viaggi per la costa siciliana (...) riuscirai a distinguere, in forma quasi stratificata diversi sistemi insediativi: le torri di avvistamento e i castelli, le murate città portuali (...) tutto rivolto all'interno, aggrappato agli altipiani e alle montagne, intento a sottrarsi al mare ed escluderlo dietro il sipario di alture e di mura'.» Il «limite» geografico generò modalità d'interpretazione e di configurazione convergenti verso l'orizzonte marino, avamposti solitari governati dall'attesa, dall'isolamento e legati indissolubilmente all'ignoto.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
