Le gittate e le traiettorie balistiche disegnano configurazioni imprevedibili e i punti di flessione determinano «fuochi» geometrici e bellici che combinano le «direttrici d'impatto» con l'eleganza planimetrica. Il percorso arcuato della «linea di mira» sembra mutarsi in spessori murari d'identica flessione, delinea concavità d'impianto su cui scivolar via lungo le estremità rilanciate.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
