Il disegno di un macro-organismo lineare condensava in un nuovo principio fondativo "forme prime" da opporre all'irrazionalità della «belva immane, lu terremotu», forme in grado di rappresentare la «ragione placatrice» e planimetrica. Il «gioco sapiente di volumi» verrà trasferito sotto la luce e le ombre della costa mediterranea intersecando miti di classica solitudine con epici antagonismi tardo-moderni, «un pretesto fantastico per decollare nei cieli con le ali i Icaro e ripiombare poi nelle acque omeriche delle peregrinazioni di Ulisse».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
