«Come in ogni fase di transizione, si poneva ad un tempo il problema di immaginare il futuro e di non sprecare il passato» selezionando modelli figurativi e strutturali da associare a nuove tecnologie dalle lunghe «luci». L'«ossatura» del gotico tramutato in «vittoriano», divenne il riferimento linguistico e statico da associare a campate uniche di profilati metallici, estendendo, per coerenza, l'approccio "filologico" a bifore d'interni policrome. Forme di transizione immesse nelle evoluzioni di quel presente capaci di elaborare sofisticati montaggi associativi per coniugare esemplarità accademica ed istanza innovativa.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
