«Ci raccontano i testimoni che la conferenza di presentazione (...) fu memorabile: la qualità dell’opera, o comunque il suo aspetto esteriore, ciò che palpabilmente appariva, era talmente diverso, ma soprattutto così inaspettato, da non potere non creare scandalo. (...) Uno sconcerto provocato prima ancora forse che da quello specifico progetto, dalle motivazioni che lo avevano determinato: un brusco segnale con cui (si) continuava a prendere le distanze dalle tranquillizzanti certezze del recente passato».
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
