«Laggiù soffia! Laggiù soffia! (...) Si videro le grandi rughe involute della testa, che sporgeva appena in avanti.(...) Ma ben presto la sua parte anteriore si alzò lentamente dall'acqua; per un attimo tutto il suo corpo immenso (...), in ombra, (si vide) ancora mezzo confuso con l'azzurro del mare. (...) Laggiù soffia! Soffia! Soffia! Dritto a prua! (...) Emergendo con tutta la sua velocità dai più lontani abissi, scaglia la sua intera massa nel puro elemento dell'aria, (...) questo salto è il suo gesto di sfida. Laggiù salta! Laggiù salta!»
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
