Le «modeste intenzioni» della Regola benedettina definirono l'originario «claustrum» come polo ordinatore della Judeca Suprana, generando il cenobio dalla Regola numerica dei «dodici monasteri, dodici monaci, dodici colonne per lato». L'ipotesi iniziale ideava un macro-oganismo speculare e speculativo, astratto nei suoi principi compositivi quanto proficuo nell'estendere lo spirituale fattosi terreno.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
