Mondi remoti hanno prodotto processi di auto-riconoscimento attraverso valori simbolici e materiali, alcuni duraturi ed altri, più fragili, sostituiti da nuovi feticci che, a volte, assumono i connotati di finzione o di artificio. La Sicilia, come entità storico-culturale, non si sottrae dall'avvicendamento di nuove invenzioni precostituite e l'idea di tradizione diventa terreno di scontro se abbagliati da facili inganni storici declinati in oggetti commerciali forvianti, eludendo ogni altro tipo di approfondimento. Risultò inutile, quindi, l'interpretazione scelta per una nuova immagine coordinata fondata sul gioco di parole food=cibo e foddia (in siciliano significa follia) traslato nell'irrazionalità del Mito che ci accompagna da millenni.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
