Fendeva tagliente ed alato in dritto di prora le acque puniche delle Aegates invocando a Dei tuonanti o all'efficacia della lega bronzea, mutato ed elevato dall'Invicta a feticcio rituale del trionfo. Innalzare trofei su tronchi o pali diventati colonne rostrate amplificava «il tema della guerra anche in tempo di pace, attraverso un uso civico» che convertiva il valore delle armi in «una vera e propria grammatica della rappresentazione trionfale» estesa all'urbanità delle piazze forensi.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
