L'istinto ad «attribuire il dominio di una divinità ad ogni aspetto della natura» codificò libere associazioni figurative per «manifestare l'invisibile che si trasfigurava nel visibile». La materializzazione dell'astratto determinò vasti prontuari iconografici tesi ad attribuire una gerarchica segnica e simbolica ben precisa. Il soffio, l'afflato, la brezza, inesistenti allo sguardo e tuttavia reali, si tramutano in profili sbuffanti che alitano sottili tratti direzionati ad evidenziare la potenza o la mitezza della folata. «Esistono dunque di certo, s'anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via».
L’indeterminazione del campo spaziale-proiettivo favorisce la ripetizione-permutazione «incentrata sulla figura geometrica del cubo (...), un modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilità e combinazioni». Le «Isometric Forms» misurano la «serialità manipolata» attraverso l'omogeneità materiale delle superfici, tra «brutalismo da Concrete Block Structures» e razionalità stereometrica. Prototipi di ridotte dimensioni (15x15x15, le stesse del prelievo di calcestruzzo in cantiere) testeranno il conglomerato cementizio con inerti di diversa pezzatura e di diverso tono, da realizzare secondo tre fasce sovrapposte (getto per gravità) o seguendo la griglia geometrica del «cubetto».
