La mutua relazione dialettica tra fattori storici (condizioni materiali nel tempo) e modelli rappresentativi (eletti ed elevati a simbolo) pose le basi per «un incremento, una modificazione di una realtà preesistente di forme precostituite (...), dando luogo a veri e propri cicli tipici di forme». L'accadimento di macro-eventi distruttivi rigenerò le antiche sapienze costruttive in nuove sintesi d'ibridazione strutturale, tramandando la trasposizione di ruolo della torre-campanile con finalità sia statica che paesaggistica. L'espressività curvilinea ad argine seu balestra venne declinata in funzione di un nuovo elevato grado di stabilità, ricongiungendo la forma nuova con «lafuria della fabbrica».
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
