Le frontiere mediterranee del XII secolo sintetizzarono "stati d'ibridazione" inclusivi tra sistemi formali differenti, isolando momenti di sospensione "in vitro" fra continuità, divergenza e contemporaneità. Processi di transizione che elaborarono ready-made associativi attraverso sofisticati montaggi di elementi dati e pronti all'uso, ri-funzionalizzati nell'atto d'adozione selettiva. Mutazioni mediate ed evolute per addizioni formali ed intersezioni culturali, assimilando "l'adesso" per estenderlo alle future storie degli uomini.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
