Gli «strati di relazioni che definiscono un ambiente fisico (testimoniano) la storia dell'attività umana su quel supporto geografico (...) pazientemente costruito come paesaggio (...) come stratigrafia della loro formazione». Tracce e strati su crinali fanno emergere «strutture profonde, non metastoriche, ma quasi: la disposizione parallela dei terrazzamenti collinari delle aree mediterranee» «forniscono la trama delle distribuzioni del suolo, i modi e le direzioni secondo cui essa è istituita». «Si tratterà (quindi) di operare con il minimo degli spostamenti possibili, con il massimo dell'economicità figurativa dell'intervento (...) per incontrare il minimo di resistenza. Si tratta cioè di stabilire il grado di congruenza tra materiale geografico» e intenzione figurativa, gestire «l'urto tra geometria e geografia» in punti sensibili preposti verso «lo sconosciuto, l'ignoto, l'orizzonte».
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
