Un disegno di Paolo Portoghesi restituisce l'ipotesi borrominiana «come avrebbe potuto essere». Un moto curvilineo espelle dalle fondazioni del Girolamo Rainaldi il portale «a timpano», impeto che afferma la convessità della cupola prepotentemente immessa nello spazio urbano. Le vicende papaline vedranno tornare i Rinaldi ed il timpano e confermare gli alti avancorpi campanari del Baratta. L'alternanza produrrà intenzioni più che affermazioni, componendo una frammentaria completezza di ipotesi incompiute.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
