Sacro e profano decodificano la «licentia populandi» nell'urbanità centrica e proiettiva gradualmente convergente a formare una struttura coerente e sistematica. «Un disegno a quadrati concentrici ruotati» traduce l'astrazione astrale e divina in atto fondativo terreno, in sapienze stereotomiche, in colte geometrie d'assemblaggio, in pazienti tracciature e tagli litici, in paraste e plinti resistenti come giganti a trattenere l'ordine originario. E la pergamena della Chronologia Terrae Palmae «si afferma sin in fondo nella rovina delle cose».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
