Paesaggi immaginari intrecciano «l'oblio dell'abbandono con il perpetuo rinnovarsi» del ciclo luminoso, conciliano un eterno presente con «l'impotenza di un passato ormai irrecuperabile». «Le rovine sfuggono al tempo poiché sono somma di tempi diversi, sono un luogo privo d’età, sono manifestazioni di un’assenza concreta e al contempo presenza viva».
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
