«Come in ogni fase di transizione, si poneva ad un tempo il problema di immaginare il futuro e di non sprecare il passato» selezionando e traslando modelli figurativi da associare a nuove superfici e tecniche di rappresentazione. La cappella gotico-angioina testimonia il passaggio delle forme ieratiche bizantine "in tarsie" trasferite alla nuova solennità "a fresco", documenta l'attraversamento delle «immagini ideali e volti atemporali» nel nuovo naturalismo del «dipinger latino».
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
