La propensione favolistica dei dogmi kahniani condizionarono la formulazione di allegorie enigmatiche ed evanescenti sul mondo delle forme primarie in rapporto con l'invisibile e l'impalpabile: «lo spazio è luce in una completa sovrapposizione ed uguaglianza tra queste due entità. (...) Ma lo spazio non è tale se non è possibile percepire con chiarezza come è fatto (...) e la struttura diventa creatrice di luce». «Un edificio quadrato va costruito come un quadrato e la sua luce deve mostrare un quadrato, (...) trovando la propria giustificazione da ciò che le costruisce internamente, ovvero dalla geometria».
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
