Durante la successione di varie ipotesi progettuali, scaturite ottimizzando una tipologia edilizia specifica (superfici, distribuzione, esposizione, etc.) e la sua successiva disposizione nell'area di progetto (indici di fabbricabilità, distanze, metodi aggregativi, etc.), si cercò di sottrarsi alla dittatura dei numeri e delle normative riflettendo anche su altri valori altrettanto importanti quanto, alle volte, intangibili. Partendo da uno schema strutturale e distributivo prestabilito, se ne verificò la flessibilità ed adattarsi a varie soluzioni formali esteriori (un puro esercizio citazionistico) che ampliarono l'indagine sulle possibili varietà espressive, senza snaturarne lo schema e le dimensioni iniziali. La stessa tipologia fu sperimentata in due occasioni differenti con lievi varianti dimensionali, continuando ad approfondirne le capacità figurative.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
