Insieme ad un amico fabbro fummo coinvolti a partecipare ad una piccola mostra d'arte contemporanea e, per l'occasione, ideammo dei candelabri partendo da due semplici presupposti: dovevano essere economici e facilmente trasportabili. Dopo varie ipotesi si predisposero due prototipi radicalmente diversi: uno di forma prismatica ed un secondo con elementi curvilinei ingabbiati in un telaio. Il materiale prescelto fu il tondino in acciaio, utilizzato prevalentemente per armare i pilastri nell'edilizia in calcestruzzo di cemento armato, che fu piegato a forma e saldato.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
