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Prototipi di candelabri - "ARTeUTILe collective 12+1" (2001, in coll.)

fabiosigns
Insieme ad un amico fabbro fummo coinvolti a partecipare ad una piccola mostra d'arte contemporanea e, per l'occasione, ideammo dei candelabri partendo da due semplici presupposti: dovevano essere economici e facilmente trasportabili. Dopo varie ipotesi si predisposero due prototipi radicalmente diversi: uno di forma prismatica ed un secondo con elementi curvilinei ingabbiati in un telaio. Il materiale prescelto fu il tondino in acciaio, utilizzato prevalentemente per armare i pilastri nell'edilizia in calcestruzzo di cemento armato, che fu piegato a forma e saldato.

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Halaesa Arconidea, Tusa

Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.

Chiesa di San Giovanni Battista o Chiesa dell'Autostrada, Campi Bisenzio. Esterno (Giovanni Michelucci)

Ci sono legami affettivi che mantengono costante la loro vivacità anche nello svolgersi di una vita centenaria. Ci sono luoghi che si identificano con la poetica di chi li ha vissuti intensamente, conoscendone le rocce o disegnandone gli alberi. Legami tangibili ed amorevoli che «costituiscono un importante strumento per ripristinare relazioni. Attraverso i materiali ed il loro uso transita, infatti, la storia e si fissano i legami spazio-temporali», tramutando storie personali in universali: il sasso fior d'oro (o pietra di San Giuliano) come estratto dal Golgota o le bibliche venature lignee dell'arca sul calcestruzzo disarmato. E' «la nostra dimora terrestre, che non è se non una tenda».

Museo Diocesano, Parma

Frammenti sfuggenti ricompongono memorie dimenticate in «un suolo che si prolunga davanti a noi e sotto i nostri piedi», un suolo continuamente indagato da domande e costituito da strati che incorporano risposte da riordinare. «Clarus et Decentius» estesero la «Augusta Parmensis» dalla tarda antichità al nuovo credo intrecciando modelli codificati ed iconografie simboliche ed allusive.