Insieme ad un amico fabbro fummo coinvolti a partecipare ad una piccola mostra d'arte contemporanea e, per l'occasione, ideammo dei candelabri partendo da due semplici presupposti: dovevano essere economici e facilmente trasportabili. Dopo varie ipotesi si predisposero due prototipi radicalmente diversi: uno di forma prismatica ed un secondo con elementi curvilinei ingabbiati in un telaio. Il materiale prescelto fu il tondino in acciaio, utilizzato prevalentemente per armare i pilastri nell'edilizia in calcestruzzo di cemento armato, che fu piegato a forma e saldato.
Lettere epigrafiche narrano di territori di confine che mutano e scompaiono, di città su crinali rievocate da horoi sormontate da vedette a guardia dell'orizzonte marino, di iscrizioni che riferiscono della «koinè» dorica e latina attraverso frammenti di unità non più ricomponibili. Gli effetti chiaroscurali evidenziano la sequenza di grafemi composti con sapienza e rigore geometrico, «aggraziate forme prime» distribuite tra spazi intermedi modulate da leggère tracce di interlinee.
