Il Grand Tour può considerarsi un viaggio iniziatico che conduceva alla scoperta delle grandi forme della storia classica, sia in senso romantico (la poeticità dei ruderi, la loro sublime decadenza, etc.) che in quello scientifico o, meglio, empirico e d'apprendimento di metodi e modi del costruire. «Tuttavia, più dell'archeologia ed ancora più degli stessi monumenti classici», agli albori del '900 l'interesse si spostò verso «l'anonima architettura mediterranea delle isole e delle coste campane» o africane, interesse scaturito soprattutto dalle forme semplici dell'edilizia spontanea «unitaria e conchiusa, aggregazione di volumi semplici». «Non è da escludere che sia stato proprio questo bagno nel Mediterraneo a decantare ed avviare quel processo di semplificazione stereometrica» intrecciata sincreticamente a dinamiche contemporanee, dove la purezza del bianco viene interpretato in lastre di marmo chiaro norvegese.
L’indeterminazione del campo spaziale-proiettivo favorisce la ripetizione-permutazione «incentrata sulla figura geometrica del cubo (...), un modulo perfetto per poter sviluppare una trama infinita di possibilità e combinazioni». Le «Isometric Forms» misurano la «serialità manipolata» attraverso l'omogeneità materiale delle superfici, tra «brutalismo da Concrete Block Structures» e razionalità stereometrica. Prototipi di ridotte dimensioni (15x15x15, le stesse del prelievo di calcestruzzo in cantiere) testeranno il conglomerato cementizio con inerti di diversa pezzatura e di diverso tono, da realizzare secondo tre fasce sovrapposte (getto per gravità) o seguendo la griglia geometrica del «cubetto».
