Che il disegno sia un metodo di rappresentazione di realtà esistenti o futuribili è ampiamente risaputo. Che sia un metodo d'analisi lo è un po' meno. «Il disegno di architettura, in quanto produttore di cose», risulta essere la costante progressione che tenta di colmare la distanza tra se e le idee da esporre, attraverso processi lenti e di continuo approfondimento, che visualizzano le proprie conoscenze nel loro coniugarsi, correggersi ed evolversi con costanti tentativi e ripensamenti. Parafrasando Sciascia, «il disegnare non è solo disegnare: è il ragionare».
«Le vicende storiche che uniscono tipologia edilizia e forma urbana raccontano di un legame profondo venato, in certi casi, da ambiguità, compromessi e reciproche commistioni». L'indeterminatezza di alcune traiettorie evolutive producono elementi "doppi", enigmatici nel separare un chiesa dal proprio fronte urbano che si fa varco ed attraversamento, multipli nell'inflettersi dell'arco che è porta ma anche ponte, ibridi nell'incrociare un campanile in veste di torre. Ambiguità e conflittualità placate da una "sintesi superiore popolare e simbolica".
