La trasposizione di modelli assoluti impose «la dimensione imperativa dell'archetipo nei confronti della realtà» adottando «il prototipo, la pre-forma, come generatore» di simboli oggettivi eseguiti dall'anonimato di varie sensibilità. La «"forma divina" può ammettere in se stessa, dentro se stessa, nella sua costruzione, l'intervento ibrido, imperfetto, acquisito dalla concretezza della casualità. (...) Ospita contemporaneamente la chiarezza dell'idea iniziale, la sua astrazione», e la vitalità gioiosa di trame e tarsie variamente interpretate.
La molteplicità del singolo e l'unicità nella moltitudine alternano e sovrappongono la gestione di compresenze autonome all'interno di una pluralità di significati. Condensare l'eterogeneità impone una strategia di sintesi che utilizza l'intercambiabilità simbolica delle forme come mezzo per estendere l'ampiezza evocativa, mutazioni disposte in un insieme determinato dall'omogeneità segnica e dalla reciproca connessione cromatica.
