Prefigurare, cioè l'atto stesso del dar «forma alle nostre libere associazioni», delinea dei legami affettivi con una geografia "immaginata" ed evocata da «presenze lontane, latenti, inoperanti» che andranno a costituire un territorio ricomposto nella sua essenza iconografica. Un collage di «territori delicati, colline ondulate e rigate appena punteggiate da case, (...) un paesaggio naturalistico ed ideale allo stesso tempo». La geometria storica ed utilitaristica disegna orizzontalmente un panorama costituito da «scansioni ritmiche e cromatiche di diversa matericità (...)», in cui l'interpretazione «suggerisce l'idea di una superficie strutturata in tracciati ordinatori e campi ritmici, occupata da elementi arcaici posati sul suolo e disposti frammentariamente. Un paesaggio familiare, elementare ed essenziale al contempo».
«Ogni città (...) ha al suo fianco un'altra città i cui abitanti si chiamano con gli stessi nomi: è la (città) dei morti. (...) Le proprietà della città doppia sono note. Più (la città) dei vivi si affolla e si dilata, più cresce la distesa delle tombe fuori delle mura». «E perché il salto dalla vita alla morte sia meno brusco, gli abitanti hanno costruito una copia identica della loro città sottoterra. (...) Dicono che in realtà sarebbero stati i morti a costruire (la città) di sopra a somiglianza della loro città. Dicono che nelle due città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti».
